Attrezzature professionali: come si valuta davvero la qualità prima di acquistarle

Quando comprate un elettrodomestico potete leggere numerose recensioni e farvi un’idea abbastanza affidabile. Con un’attrezzatura professionale il metodo non funziona. Le recensioni ci sono, a volte sono anche numerose, ma misurano la cosa sbagliata: raccontano la comodità dell’imballo, la rapidità della spedizione, l’impressione al primo utilizzo. Nessuna di queste dice se l’attrezzo reggerà fra quattro anni, dopo diversi cicli di lavoro e un inverno passato nel furgone. C’è una ragione strutturale. Chi usa attrezzature professionali le usa per lavoro, e chi lavora scrive poco online. Quando qualcosa si rompe apre una pratica con il fornitore, non un thread su un forum. Il campione di opinioni che trovate è quindi piccolo, autoselezionato e sbilanciato verso l’acquisto recente. Su un prodotto che deve durare, l’informazione più preziosa è proprio quella che arriva tardi. Vi proponiamo un metodo diverso, fatto di documenti anziché di recensioni.

Le certificazioni di prodotto dicono cose precise

Per molte categorie di attrezzature esiste una normativa europea che stabilisce requisiti minimi e obbliga il fabbricante a dimostrare che il prodotto li rispetta. Per i dispositivi di protezione individuale il riferimento è il regolamento (UE) 2016/425, in vigore dal 21 aprile 2018, che ha sostituito la vecchia direttiva 89/686/CEE. Il testo completo è consultabile su EUR-Lex. Il regolamento divide i DPI in tre categorie di rischio. La terza comprende i dispositivi che proteggono da rischi che possono causare conseguenze molto gravi o irreversibili, e fra questi ci sono le protezioni contro le cadute dall’alto. Per la terza categoria non basta l’autodichiarazione del fabbricante: serve l’intervento di un organismo notificato, sia sull’esame del tipo sia sul controllo continuativo della produzione. Quel numero a quattro cifre che vedete accanto alla marcatura CE è l’identificativo dell’organismo notificato che sorveglia la produzione. Se manca su un prodotto di terza categoria, avete un problema. Accanto al regolamento ci sono le norme tecniche armonizzate, quelle con la sigla EN. Non sono obbligatorie in senso stretto, ma il prodotto conforme a una norma armonizzata gode della presunzione di conformità ai requisiti del regolamento. In concreto: se un fabbricante dichiara una norma EN specifica, sta dicendo che il prodotto ha superato prove definite, ripetibili e verificabili da terzi. Se invece scrive solo “conforme alle normative vigenti”, non sta dicendo niente.

Come si leggono la marcatura e il libretto

La marcatura è una piccola scheda tecnica stampata sul prodotto. Va letta prima di comprare, non dopo. Cercate il nome o il marchio del fabbricante, il modello, il numero di serie o di lotto, l’anno di fabbricazione, la norma o le norme di riferimento con l’anno di edizione, la marcatura CE con l’eventuale numero dell’organismo notificato e il pittogramma che rimanda alle istruzioni. L’anno di edizione della norma conta. Una norma citata nella versione del 2012 e una citata nella versione del 1996 non garantiscono le stesse prestazioni, e capita di trovare in commercio prodotti fermi a edizioni superate. Poi c’è il libretto d’uso, che quasi nessuno legge e che è il documento più informativo dell’intera confezione. Un libretto fatto bene dice per quali usi il prodotto è stato progettato e per quali no, quali sono i limiti di carico e le condizioni ambientali ammesse, con quali altri componenti può essere combinato, ogni quanto va ispezionato, quali difetti impongono di metterlo fuori servizio e qual è la durata massima di vita prevista. Se il libretto è tradotto male, generico o lungo due pagine, il fabbricante vi sta dicendo qualcosa sul proprio rapporto con la qualità. Verificate anche che il libretto sia in italiano. Il regolamento DPI impone che le istruzioni siano fornite nella lingua del paese in cui il prodotto è immesso sul mercato.

Il costo vero è quello del ciclo di vita

Il prezzo di acquisto è la parte più visibile e spesso la meno importante. Un’attrezzatura professionale genera costi lungo tutta la vita utile: ispezioni periodiche, ricambi, eventuali revisioni presso il fabbricante, fermo macchina quando è indisponibile. Prima di ordinare vale la pena chiedere al fornitore quattro cose. Se i ricambi sono disponibili e per quanti anni. Quali sono i tempi medi di riparazione. Se esiste un centro assistenza raggiungibile o se il prodotto deve tornare all’estero. Chi è autorizzato a eseguire le verifiche periodiche e quanto costano. Su molti dispositivi anticaduta il fabbricante prescrive un controllo periodico almeno annuale da parte di persona competente, con esito registrato. Il decreto legislativo 81/2008, all’articolo 77, mette in capo al datore di lavoro la manutenzione dei DPI e il mantenimento delle condizioni d’igiene e di efficienza. Un’attrezzatura che non può essere ispezionata secondo le indicazioni del fabbricante, perché nessuno in zona è abilitato a farlo, è un acquisto che vi costerà due volte.

Un esempio: attrezzature per il lavoro in quota e negli spazi confinati

Prendiamo un caso dove tutto quello che abbiamo detto si applica insieme. Chi deve far scendere un operatore in un pozzo, in una vasca o in una cisterna usa in genere una struttura di ancoraggio portatile a tre gambe, appoggiata sopra l’apertura, alla quale si collegano un dispositivo anticaduta retrattile e un argano per il recupero. Qui la valutazione non riguarda un singolo pezzo ma un insieme. La struttura deve essere certificata come dispositivo di ancoraggio, e la norma tecnica di riferimento per gli ancoraggi trasportabili è la EN 795 nella classe dedicata ai dispositivi provvisori. Ma la struttura da sola non salva nessuno: serve la compatibilità dichiarata fra la struttura, il retrattile e l’argano di recupero, perché è il sistema completo a dover funzionare nel momento in cui l’operatore perde conoscenza a otto metri di profondità. Un componente eccellente montato su un insieme non verificato non vi protegge. Le domande da fare al fornitore diventano quindi molto concrete. La combinazione che mi state proponendo è stata provata come sistema, o sono tre prodotti buoni messi insieme sul catalogo? L’argano è omologato anche per il sollevamento di persone, o solo di materiali? Le gambe telescopiche hanno un blocco che impedisce l’apertura oltre l’angolo ammesso? Chi effettua la revisione annuale del retrattile? Chi volesse capire com’è fatta e come si usa questa attrezzatura può partire da una scheda tecnica su cos’è un tripode di sicurezza, che spiega configurazioni, altezze e norme richiamate. Negli spazi confinati c’è poi un tema di procedura che nessun acquisto risolve. In Italia il d.P.R. 14 settembre 2011, n. 177 fissa i requisiti delle imprese che operano in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, e comprende obblighi di formazione, addestramento e presenza di personale esperto. L’attrezzatura è una condizione necessaria e non sufficiente.

Cosa fare prima di firmare l’ordine

Chiedete la dichiarazione di conformità UE e leggetela. Chiedete di vedere il libretto d’uso prima dell’acquisto, non dopo la consegna. Verificate che l’anno di edizione delle norme citate sia quello corrente. Fatevi indicare per iscritto la periodicità dei controlli e chi li esegue. Se comprate più componenti che lavorano insieme, pretendete che sia il fornitore a dichiarare la compatibilità del sistema. Un venditore che risponde con precisione a queste domande vi sta dando più informazioni di cento recensioni. Uno che le elude vi sta rispondendo lo stesso.

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