Arsenal-Sporting Lisbona: i Gunners vogliono la semifinale

Certe partite le senti già nell’aria. Arsenal-Sporting Lisbona, quarti di finale di Champions League, era una di quelle serate in cui l’Emirates Stadium diventa qualcosa di più di uno stadio. Diventa un posto dove si decide qualcosa di importante, e il pubblico londinese lo sa benissimo. E si è fatto sentire, eccome.

L’Arsenal di Arteta: una squadra che ha fame vera

Parliamo di un club che aspetta la semifinale di Champions da un’eternità, praticamente. Arteta ha costruito qualcosa di solido negli ultimi anni, una squadra con un’identità chiara, un modo di giocare riconoscibile, e soprattutto una fame che si vede in ogni partita. I Gunners non sono più la squadra romantica e un po’ sfortunata di qualche stagione fa. Adesso sono una macchina da calcio che sa cosa vuole. E contro lo Sporting lo ha dimostrato.

Il piano partita: pressione e verticalità

Arteta ha impostato la gara in modo abbastanza leggibile, ma leggibile non significa facilmente contrastabile. Pressing alto, uscite rapide dalla propria metà campo, utilizzo intelligente delle fasce per creare superiorità numerica. Lo Sporting ha provato a reggere l’impatto iniziale, e va detto che i portoghesi non sono una squadra qualsiasi, hanno qualità e un’organizzazione tattica che li ha portati fin qui meritatamente. Però l’Emirates quando spinge è un posto complicato dove giocare.

I gol che hanno indirizzato la serata

L’Arsenal è andato in vantaggio sfruttando esattamente i meccanismi che Arteta aveva preparato. Azione costruita con pazienza, scambio rapido in area, e rete. Il tipo di gol che non nasce dal caso ma da ore e ore di lavoro sul campo di allenamento. Quando una squadra segna così, capisci che c’è una mano precisa dietro ogni movimento. Lo Sporting ha reagito, però. Non si è disunito, non ha perso la testa.

La risposta portoghese: orgoglio e qualità

Ecco, questo è il punto interessante della serata. Lo Sporting Lisbona non è venuto a Londra a difendersi, ha provato a giocare la sua partita anche nei momenti di maggiore pressione. Amorim, o chi per lui, ha costruito un gruppo che ha carattere oltre che tecnica, e si è visto. Il pareggio trovato dai portoghesi ha rimesso tutto in discussione, ha cambiato l’umore dello stadio e ha ricordato a tutti che in Champions niente è mai scritto fino al fischio finale.

Come è finita e cosa succede adesso

Il risultato finale ha lasciato la qualificazione aperta, con il ritorno a Lisbona che si preannuncia infuocato. L’Arsenal ha qualcosa da difendere ma anche qualcosa da costruire, lo Sporting sa che in casa propria può ribaltare qualsiasi cosa. È esattamente il tipo di doppia sfida che rende la Champions League il torneo più avvincente del mondo, quella sensazione che niente sia deciso finché non è davvero finita. Secondo me il ritorno sarà ancora più bello dell’andata, se possibile.

Champions League: il palcoscenico che trasforma le squadre

C’è qualcosa di particolare in quello che succede alle squadre quando arrivano ai quarti di finale di questa competizione. La pressione aumenta, ma con lei aumenta anche la qualità, come se il contesto tirasse fuori il meglio da chiunque scenda in campo. L’Arsenal lo sa, lo Sporting lo sa, e lo sappiamo anche noi che guardiamo da casa con la tensione alle stelle. Per chi vuole vivere queste notti europee con qualcosa in più, www.magius-casino.co.it offre un’esperienza di gioco pensata per gli appassionati che cercano adrenalino anche fuori dal campo, con un’interfaccia semplice e tante opzioni disponibili. Sul fronte mercato, intanto, il calcio non dorme mai. Chi segue la Serie A sa bene quanto le sessioni di trattative possano stravolgere tutto in poco tempo. I movimenti in entrata e uscita della Roma con Kessié e Shomurodov verso la Cremonese sono l’ennesima dimostrazione di quanto il calcio si muova velocemente anche quando i riflettori sono puntati sulle coppe europee. Arsenal e Sporting si rivedrà. E sarà ancora spettacolo.

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