Pay-tv. dalla loro nascita sino a giorni d’oggi: perché crolla il numero degli abbonati?

All’inizio degli anni ‘90, gli italiani, in notevole rispetto ad altri cittadini europei, cambiarono notevolmente il loro approccio al mezzo televisivo, quello, per antonomasia, che raggruppava l’intero gruppo familiare per gustarsi film, varietà di ogni genere oppure qualche evento sportivo. Davanti al tubo catodico, d’altro canto, sono cresciute intere generazioni di italiani, che, dagli anni ‘80 in poi, potevano visionare altri programmi oltre a quelli proposti dalla tv pubblica.

La TV commerciale, nel bene o nel male, ha cambiato radicalmente la società italiana, andando ad intercettare i desideri della maggioranza degli italiani più compiutamente di quanto non facesse la TV di stato. E nulla, dopo il suo avvento, è stato come prima. Dopo la consacrazione negli anni ‘80, la TV commerciale era ormai matura per offrire ai telespettatori italiani una nuova frontiera: la pay-tv.

Il posticipo domenicale delle 20,30

La prima, in tal senso, fu TELE+1, che trasmetteva, in anteprima assoluta, tutte le maggiori ed importanti pellicole cinematografiche, grazie anche alla presenza tra i soci “forti” di Mario Cecchi Gori e di Silvio Berlusconi. Ma fu solo qualche mese dopo che la pay-tv entrò prepotentemente nella vita degli italiani: dopo un periodo “promozionale” in chiaro, TELE+2, la televisione dedicata agli eventi sportivi che raccolse l’eredità (e le frequenze) della vecchia e cara TV Koper-Capodistria, iniziò a criptare il proprio segnale.

Per seguire gli eventi trasmessi, dal grande tennis al volley, passando per tutti i più importanti sport americani (NBA, NFL e MLB) e il grande calcio internazionale (Premier League e Bundesliga in primis), era necessario ed indispensabile sottoscrivere un abbonamento. Ma fu con l’acquisizione dei diritti televisivi della Serie A, che gli italiani iniziarono a vedere nella pay-tv uno strumento decisamente appetibile.

Dopo svariati decenni, gli sportivi italiani potevano gustare il posticipo domenicale delle 20,30. Novanta minuti da vivere tutto d’un fiato dove, non di rado, venivano proposti i match più emozionanti e palpitanti di quello che, a quei tempi, era senza alcun dubbio il campionato più competitivo del mondo. Da quel momento, com’era lecito attendersi, nulla è stato come prima.

La nascita di SKY

Tra alti (pochi) e bassi (piuttosto frequenti), la pay-tv in Italia non ha sfondato sino al 2003, anno in cui Murdoch, magnate australiano già proprietario dei colossi SKY (Inghilterra) e FOX (USA), decise di salvare TELE+ da un fallimento ormai certo e fonderla con STREAM, altra piattaforma a pagamento presente all’epoca in Italia, in cui lo stesso Murdoch figurava come socio.

La nascita di SKY Italia, poco alla volta, avvicinò gli italiani al mondo della pay-tv decretandone il successo anche nel Belpaese, grazie anche ad alcuni programmi assai innovativi e dal taglio totalmente differente rispetto alla tv generalista. Una crescita costante, dovuta inizialmente al classico binomio “sport-film”, che si arricchì, anno dopo anno, grazie alla presenza di serie tv autoprodotte e programmi, come ad esempio i “cooking-show”, sino a quel momento ritenuti marginali nel nostro panorama televisivo.

I tempi del continuo incremento degli abbonati alle pay-tv, però, sono finiti da un pezzo. Anzi, viceversa, negli ultimi due anni si registra un vorticoso calo, al punto che l’emittente con sede a Rogoredo paventa un taglio di posti di lavoro tutt’altro che irrilevante. I motivi di questo crescente disinteresse verso l’offerta televisiva “pay” sono diversi in base allo specifico interesse per cui, un tempo, si effettuava l’abbonamento.

Quali sono i motivi della disaffezione?

Sino alla metà dello scorso decennio, ad esempio, moltissimi soggetti erano soliti sottoscrivere un abbonamento per poter visionare contenuti per adulti, quei film “hot” che erano fruibili solo recandosi in videoteca o nei sempre più sparuti cinema dedicati. L’avvento di Internet, però, ha cambiato radicalmente le “carte in tavola”.

Grazie alla nascita di siti afferenti al settore dell’eros, moltissimi utenti hanno sfruttato gli stessi per rendere concreti e tangibili i propri desideri, anziché restare incollati, senza alcun costrutto, davanti allo schermo televisivo. Le opportunità concesse dal web, in tal senso, sono davvero ampie: non mancano certo escort belle a Torino, piuttosto che a Roma o Palermo, dove poter realizzare i propri sogni e vivere emozioni sublimi.

Chi si abbonava alla pay-tv per godere di film e serie televisive, invece, ora può sfruttare i tanti servizi OTT presenti sul web, che consentono di poter visionare il contenuto in qualsiasi momento della giornata. Mentre per quanto riguarda lo sport, la pirateria è senza alcun dubbio il nemico numero uno: i tanti server illegali presenti in rete consentono di poter visionare questi contenuti gratuitamente, con un evidente danno al PIL nostrano (stimata una perdita di 370 milioni) e di perdita di posti di lavoro (come la probabile decurtazione di posti di lavoro annunciata da SKY).

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